Dopo i romanzi che l'hanno reso noto al pubblico italiano, "Brindo e me ne vado" (Ed. Helicon) "Il re della città" e "La pelle del
cuore" (TipoLito Farnese), Trabacchi si è cimentato in una raccolta peculiare sotto ogni aspetto.
Ogni racconto, come ci ha illustrato
l'autore stesso, è nato da idee per romanzi non ancora scritti, che egli ha trasformato in opere brevi: una sorta di sfida, nata nell'ambito
di un'iniziativa che Trabacchi sta portando avanti con grande successo in rete: "Caffè Trabacchi", un gruppo che oggi su FaceBook
conta più di settecento iscritti, è un laboratorio letterario che lo scrittore ha creato condividendo le sue storie con il pubblico,
in un gioco di costruzione comune.
Da qui anche il nome dell'antologia, che raccoglie gli incipt lanciati nel web per la costruzione
delle storie.
<"La mia dimensione è più quella del romanzo" ha detto Trabacchi, in occasione di una chiaccherata informale sul suo
lavoro letterario, anche se il racconto è sempre un'ottima palestra per chi si cimenta nella scrittura. Amo scrivere quello che amo
leggere, cerco di pensare alla storia che vorrei trovare sullo scaffale della libreria, e io ho sempre preferito le opere più corpose.
Anche la scelta del genere mistery dipende da questo. Per chi scrive, è imprescindibile lavorare su qualcosa che non appassiona.>
E
certamente Trabacchi è innamorato, oltre che della scrittura, anche della sua Piacenza. <Ho sempre vissuto qui, fa parte della
mia vita, e forse perchè è una città piccola ma ricchissima di storia, è una fonte inesauribile di ispirazione. Nella carrellata di
scritti, più o meno brevi, trovano spazio argomenti molto eterogenei, da un racconto sul ponte crollato, a uno storico, ambientato
nella Piacenza del 1500>
La breve citazione che lo precede è di Leonardo Da Vinci, ed è probabilmente l'unico accenno alla nostra
città scritto dal pittore, durante il viaggio verso la Francia. <Una citazione trovata quasi per caso, che riesce a condurre il
lettore nel clima della storia. Il pubblico, soprattutto femminile, però, predilige la sceneggiatura teatrale, che chiude la parte
dei racconti> ha spiegato Trabacchi.
E quello che predilige l'autore? <Certamente "Pagine di vita", quello che apre l'antologia.
Uno scritto in cui rivelo, sotto forma di invenzione letteraria quello che spero mi accada ogni sera, di poter entrare in un libro
con tutto me stesso. I miei personaggi vivono da soli, si animano di vita propria, sono loro a condurre le storie. Quando comincio
a scrivere, non ho in mente come andrà a finire, lo scopro passo dopo passo, nel costruire la trama. Una sorpresa anche per me, non
solo per il lettore.>
E come nella nebbia emergono lentamente le forme, cosi nascono le storie, come la nebbia si insinuano fra
le vie della città, ne mutano l'apparenza. Come la nebbia avvolgono il lettore, imprigionandolo nell'antico incanto della narrazione.
Antonia
Romagnoli