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La storia di oggi è quella di uno scrittore. Nereo Trabacchi è un pò come la nebbia che in certe sere invernali cala sulle vie del centro di Piacenza.
Il mondo che ci sembra familiare, tranquillizzante, assodato, d'improvviso si carica di mistero, assume forme inquietanti, svela una nuova prospettiva che ci coglie di sorpresa. cosi' sono i suoi romanzi, cosi' è anche lo scrittore, diviso tra la quotidianità del lavoro, la vita privata con le sue difficoltà, e un mondo segreto che nasce nella sua mente e che poi egli plasma con padronanza sulla carta.
La sua ultima fatica, "La storia di oggi è...", raccoglie al suo interno una sorprendente varietà di scritti, legatida due fili conduttori: lo scenario piacentino e la ricerca del "qualcosa in più"   al di sotto della realta' apparente.
Dopo i romanzi che l'hanno reso noto al pubblico italiano, "Brindo e me ne vado" (Ed. Helicon) "Il re della città" e "La pelle del cuore" (TipoLito Farnese), Trabacchi si è cimentato in una raccolta peculiare sotto ogni aspetto.
Ogni racconto, come ci ha illustrato l'autore stesso, è nato da idee per romanzi non ancora scritti, che egli ha trasformato in opere brevi: una sorta di sfida, nata nell'ambito di un'iniziativa che Trabacchi sta portando avanti con grande successo in rete: "Caffè Trabacchi", un gruppo che oggi su FaceBook conta più di settecento iscritti, è un laboratorio letterario che lo scrittore ha creato condividendo le sue storie con il pubblico, in un gioco di costruzione comune.
Da qui anche il nome dell'antologia, che raccoglie gli incipt lanciati nel web per la costruzione delle storie.
<"La mia dimensione è più quella del romanzo" ha detto Trabacchi, in occasione di una chiaccherata informale sul suo lavoro letterario, anche se il racconto è sempre un'ottima palestra per chi si cimenta nella scrittura. Amo scrivere quello che amo leggere, cerco di pensare alla storia che vorrei trovare sullo scaffale della libreria, e io ho sempre preferito le opere più corpose. Anche la scelta del genere mistery dipende da questo. Per chi scrive, è imprescindibile lavorare su qualcosa che non appassiona.>
E certamente Trabacchi è innamorato, oltre che della scrittura, anche della sua Piacenza. <Ho sempre vissuto qui, fa parte della mia vita, e forse perchè è una città piccola ma ricchissima di storia, è una fonte inesauribile di ispirazione. Nella carrellata di scritti, più o meno brevi, trovano spazio argomenti molto eterogenei, da un racconto sul ponte crollato, a uno storico, ambientato nella Piacenza del 1500>
La breve citazione che lo precede è di Leonardo Da Vinci, ed è probabilmente l'unico accenno alla nostra città scritto dal pittore, durante il viaggio verso la Francia. <Una citazione trovata quasi per caso, che riesce a condurre il lettore nel clima della storia. Il pubblico, soprattutto femminile, però, predilige la sceneggiatura teatrale, che chiude la parte dei racconti> ha spiegato Trabacchi.
E quello che predilige l'autore? <Certamente "Pagine di vita", quello che apre l'antologia. Uno scritto in cui rivelo, sotto forma di invenzione letteraria quello che spero mi accada ogni sera, di poter entrare in un libro con tutto me stesso. I miei personaggi vivono da soli, si animano di vita propria, sono loro a condurre le storie. Quando comincio a scrivere, non ho in mente come andrà a finire, lo scopro passo dopo passo, nel costruire la trama. Una sorpresa anche per me, non solo per il lettore.>
E come nella nebbia emergono lentamente le forme, cosi nascono le storie, come la nebbia si insinuano fra le vie della città, ne mutano l'apparenza. Come la nebbia avvolgono il lettore, imprigionandolo nell'antico incanto della narrazione.
 
Antonia Romagnoli
 
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